Il rischio connesso all’utilizzo di Azoto in ambiente industriale causa ogni anno un certo numero di infortuni spesso letali. L’Azoto può essere utilizzato in aziende alimentari (come atmosfera di conservazione), in aziende farmaceutiche, laboratori di ricerca o in depositi ad atmosfera controllata di ossigeno per prevenire gli incendi e in ultimo nei sistemi di spegnimento automatico incendi. L’azoto è presente nell’aria che respiriamo con una percentuale pari a circa il 79 % il resto per la maggior parte è Ossigeno (21%). La pericolosità dell’Azoto è dovuta a due fattori; il pericolo di asfissia in caso di perdita dagli impianti e effetti termici di congelamento (effetti criogenici). L’Azoto non è tossico, non ha odore ma in caso di perdita crea una riduzione della concentrazione di Ossigeno; con concentrazioni inferiori al 16 % di Ossigeno il cervello umano invia al centro di controllo della respirazione un comando che induce la persona a respirare più velocemente e profondamente, con concentrazioni inferiori al 6 % la persona cade in coma.
Concentrazione di Ossigeno (%) – Effetti sull’uomo
20% – Nessun effetto
16% – Aumento battiti cardiaci, abbassamento livello di attenzione e delle capacità di ragionamento, riduzione coordinamento dei movimenti
14% – Affaticamento, cambi di umore, alterazione giudizio
12% – Mancanza di lucidità mentale, danni al cuore, nausea e vomito
< 10% – Perdita di coscienza, convulsioni, morte.
La valutazione del rischio passa attraverso lo studio delle probabilità di accadimento (perdite, errate manovre, perdite strutturali), del livello di perdita (danno) dagli impianti e della ventilazione presente. Le sorgenti di emissione più probabili sono essenzialmente valvole manuali, riduttori di pressione, connessioni rapide, sfiati e bombole carrellate. La stima delle perdite può essere effettuata riferendosi alle formule riportate nella CEI 31 35: 2012 “Guida della norma CEI EN 60079-10 Classificazione dei luoghi pericolosi”. Le portate di emissione vengono poi confrontate con le ventilazioni presenti determinando in questo modo, nelle ipotesi più cautelative possibili, le concentrazioni nel tempo a partire dal rilascio di gas. Sebbene la norma si riferisca alle aree a rischio esplosione in essa vengono forniti modelli matematici e stime per perdite da flange, riduttori e tubazioni in genere a partire dalle caratteristiche fisiche dei gas. Gli infortuni più gravi avvengono in ambienti con poca ventilazione e di limitate dimensioni; la formazione e l’informazione hanno anche qui un ruolo importante per la riduzione del rischio. Stesso discorso vale anche per la CO2.







